Digressioni con una conclusione: “tu donna partorirai nel dolore!”
Gennaio 12, 2008 di Clotilde
Le polemiche di questi giorni sull’aborto e sulla legge 194, e soprattutto le dolorose testimonianze di donne, come per esempio quelle che si possono leggere qui, qui o qui, nella loro diversità si fondano tutte su un mostruoso assunto della nostra società perbenista: la donna è da considerarsi meno di niente, una “poco di buono” che soltanto una maternità – sebbene non voluta – potrebbe riabilitare almeno parzialmente ai proprio occhi e a quelli degli altri. In fondo non è stata creata per figliare, lei? Allora che figli! e in qualunque circostanza.
Senza delineare scenari estremi, che la donna sia una “poco di buono” lo si capisce anche quando – come è capitato a me – il medico di guardia compiendo un abuso si rifiuta di rilasciarti la ricetta per la pillola anticoncezionale, perché “non è un’urgenza”. La natura della donna è quella di assolvere al nobile ruolo di fattrice, al quale fallocentricamente non ci si dovrebbe sottrarre.
E già, il nobile ruolo di fattrice! Perché a una “poco di buono” – ancor più “poco di buono” se per sei lunghi anni riesce a stare con il proprio marito senza fare in modo che il lieto evento si verifichi – può capitare, anzi è auspicabile che capiti di dover partorire.
E giungiamo così ai meravigliosi corsi di preparazione al parto, dove apprendi da discorsi neanche molto raffinati di una qualsiasi ostetrica che “non ci si deve opporre al dolore, perché il dolore è il figlio che bussa”! L’equazione è molto semplice: accetti il figlio, e quindi sarai una buona madre, soltanto se accetti il dolore che comporta partorirlo. E poi si sa, le nostre nonne pluripare ce lo insegnano: “il dolore si dimentica!” di fronte al miracolo straordinario del figlio come si può non dimenticarlo? si guardano bene dal parlarti più opportunamente di rimozione, le stronze.
Quanto ero ingenua a farmi beffe di tali farneticanti assiomi perché, come continuamente ripetevo a me stessa, “tanto faccio l’epidurale, io!” Epidurale peraltro vivamente sconsigliatami dal mio ginecologo perché “soltanto quelle più ansiose e emotivamente instabili non riescono a raggiungere un sufficiente autocontrollo, per cui il parto può diventare un evento traumatico”; spesso influenzate negativamente in questo dalle proprie madri – sempre delle “poco di buono”, parzialmente riabilitate sì, ma sempre delle “poco di buono” –, che hanno avuto la colpa di non aver vissuto con la dovuta tranquillità quest’evento naturale e gioioso che è la nascita di un figlio.
Anche dopo il mio ricovero, alla quarantesima settimana, medici e ostetriche continuavano a sconsigliarmi l’epidurale, perché se non urlavo quando il tracciato mostrava quei picchi lì significava che avevo una “soglia del dolore molto alta” – niente di più crudelmente falso! – e quindi perché ricorrere a “metodi così poco naturali”, e soprattutto così costosi aggiungo io? Invece avermi indotto il travaglio poteva ancora fare in modo che il mio parto venisse considerato naturale? Naturale forse, ma precipitoso di sicuro, come dimostra l’arrivo sospettamente tardivo dell’anestesista: voglio sperare che i ginecologi sappiano che i parti indotti con la stessa procedura del mio siano tutti così precipitosi.
Dopo poco più di due ore dall’inizio del travaglio mi sarei trovata ad allattare per la prima volta mio figlio; e a pensare, accogliendolo con tanta freddezza per la stanchezza e la debolezza del mio dovuto e meritato dolore, che forse con l’epidurale mi era stata tolta anche qualcos’altro: l’emozione di essere diventata mamma.
Quel che ti è successo è una forma di violenza, purtroppo così comune che pochi se ne indignano. La differenza non è fra chi come me sceglie un parto naturale, e chi come te preferisce l’analgesia: ognuna di noi sceglie il meglio per sé e per il proprio bimbo. La differenza è fra le madri i cui desideri sono rispettati e le altre.
Non so come hai fatto a non sputare in faccia al ginecologo. Spero che, se deciderai di avere ancora un figlio, tu cambi medico, e se possibile anche ospedale. Perché partorire non dev’essere un’esperienza da dimenticare.
La cosa che piu’ mi sconcerta e’ che sono tutti uomini quelli che parlano del ‘rarrangiare’ la 194. Detto con cortesia e gentilezza, voi signori maschi, cosa cappero ne sapete del mettere al mondo un figlio? Nel 90% dei casi manco cambiate i pannolini perche’ la cosa svilisce il vostro essere veri uomini, quindi fate una cortesia al mondo intero e chiudete quelle bocche che gia’ sparate vaccate a sufficienza per i prossimi vent’anni.
Capisco che Ferrara senta il bisogno di entrare in politica, e capisco anche come Pannella sia fuggito a gambe levate quando il suddetto Ferrara voleva coinvolgerlo nella sua battaglia contro l’aborto (quando poi se abbiamo la 194 e’ merito anche di Pannella), ma davvero si dovrebbe imparare a pensare prima di parlare. Se il signor Ferrara ci tiene tanto ad entrare in politica, venga a risolvere il problema monnezza quaggiu’ invece di stare bello comodo a fare la sua ricca dieta parlando di cose che non conosce.
Si e’ sempre abortito, prima si faceva con i ferri da calza, oggi si fa in modo piu’ vagamente umano e civile. Ma forse il signor Ferrara cerca solo un modo di portare altri soldi nelle tasche di questo governo, visto che poi si potra’ abortire solo pagando fior di soldi al nero a qualche barone della medicina. E chi non puo’? Avremo piu’ feti nei cassonetti e piu’ donne morte per cause misteriose, con buona pace della coscienza del signor Ferrara (che a quel punto avra’ gia’ una poltrona sotto le chiappone e chissenefrega del resto).
Il tuo ginecologo con me non sarebbe sopravvissuto…