Le polemiche di questi giorni sull’aborto e sulla legge 194, e soprattutto le dolorose testimonianze di donne, come per esempio quelle che si possono leggere qui, qui o qui, nella loro diversità si fondano tutte su un mostruoso assunto della nostra società perbenista: la donna è da considerarsi meno di niente, una “poco di buono” che soltanto una maternità – sebbene non voluta – potrebbe riabilitare almeno parzialmente ai proprio occhi e a quelli degli altri. In fondo non è stata creata per figliare, lei? Allora che figli! e in qualunque circostanza.
Senza delineare scenari estremi, che la donna sia una “poco di buono” lo si capisce anche quando – come è capitato a me – il medico di guardia compiendo un abuso si rifiuta di rilasciarti la ricetta per la pillola anticoncezionale, perché “non è un’urgenza”. La natura della donna è quella di assolvere al nobile ruolo di fattrice, al quale fallocentricamente non ci si dovrebbe sottrarre.
E già, il nobile ruolo di fattrice! Perché a una “poco di buono” – ancor più “poco di buono” se per sei lunghi anni riesce a stare con il proprio marito senza fare in modo che il lieto evento si verifichi – può capitare, anzi è auspicabile che capiti di dover partorire.
E giungiamo così ai meravigliosi corsi di preparazione al parto, dove apprendi da discorsi neanche molto raffinati di una qualsiasi ostetrica che “non ci si deve opporre al dolore, perché il dolore è il figlio che bussa”! L’equazione è molto semplice: accetti il figlio, e quindi sarai una buona madre, soltanto se accetti il dolore che comporta partorirlo. E poi si sa, le nostre nonne pluripare ce lo insegnano: “il dolore si dimentica!” di fronte al miracolo straordinario del figlio come si può non dimenticarlo? si guardano bene dal parlarti più opportunamente di rimozione, le stronze.
Quanto ero ingenua a farmi beffe di tali farneticanti assiomi perché, come continuamente ripetevo a me stessa, “tanto faccio l’epidurale, io!” Epidurale peraltro vivamente sconsigliatami dal mio ginecologo perché “soltanto quelle più ansiose e emotivamente instabili non riescono a raggiungere un sufficiente autocontrollo, per cui il parto può diventare un evento traumatico”; spesso influenzate negativamente in questo dalle proprie madri – sempre delle “poco di buono”, parzialmente riabilitate sì, ma sempre delle “poco di buono” –, che hanno avuto la colpa di non aver vissuto con la dovuta tranquillità quest’evento naturale e gioioso che è la nascita di un figlio.
Anche dopo il mio ricovero, alla quarantesima settimana, medici e ostetriche continuavano a sconsigliarmi l’epidurale, perché se non urlavo quando il tracciato mostrava quei picchi lì significava che avevo una “soglia del dolore molto alta” – niente di più crudelmente falso! – e quindi perché ricorrere a “metodi così poco naturali”, e soprattutto così costosi aggiungo io? Invece avermi indotto il travaglio poteva ancora fare in modo che il mio parto venisse considerato naturale? Naturale forse, ma precipitoso di sicuro, come dimostra l’arrivo sospettamente tardivo dell’anestesista: voglio sperare che i ginecologi sappiano che i parti indotti con la stessa procedura del mio siano tutti così precipitosi.
Dopo poco più di due ore dall’inizio del travaglio mi sarei trovata ad allattare per la prima volta mio figlio; e a pensare, accogliendolo con tanta freddezza per la stanchezza e la debolezza del mio dovuto e meritato dolore, che forse con l’epidurale mi era stata tolta anche qualcos’altro: l’emozione di essere diventata mamma.
Quel che ti è successo è una forma di violenza, purtroppo così comune che pochi se ne indignano. La differenza non è fra chi come me sceglie un parto naturale, e chi come te preferisce l’analgesia: ognuna di noi sceglie il meglio per sé e per il proprio bimbo. La differenza è fra le madri i cui desideri sono rispettati e le altre.
Non so come hai fatto a non sputare in faccia al ginecologo. Spero che, se deciderai di avere ancora un figlio, tu cambi medico, e se possibile anche ospedale. Perché partorire non dev’essere un’esperienza da dimenticare.
La cosa che piu’ mi sconcerta e’ che sono tutti uomini quelli che parlano del ‘rarrangiare’ la 194. Detto con cortesia e gentilezza, voi signori maschi, cosa cappero ne sapete del mettere al mondo un figlio? Nel 90% dei casi manco cambiate i pannolini perche’ la cosa svilisce il vostro essere veri uomini, quindi fate una cortesia al mondo intero e chiudete quelle bocche che gia’ sparate vaccate a sufficienza per i prossimi vent’anni.
Capisco che Ferrara senta il bisogno di entrare in politica, e capisco anche come Pannella sia fuggito a gambe levate quando il suddetto Ferrara voleva coinvolgerlo nella sua battaglia contro l’aborto (quando poi se abbiamo la 194 e’ merito anche di Pannella), ma davvero si dovrebbe imparare a pensare prima di parlare. Se il signor Ferrara ci tiene tanto ad entrare in politica, venga a risolvere il problema monnezza quaggiu’ invece di stare bello comodo a fare la sua ricca dieta parlando di cose che non conosce.
Si e’ sempre abortito, prima si faceva con i ferri da calza, oggi si fa in modo piu’ vagamente umano e civile. Ma forse il signor Ferrara cerca solo un modo di portare altri soldi nelle tasche di questo governo, visto che poi si potra’ abortire solo pagando fior di soldi al nero a qualche barone della medicina. E chi non puo’? Avremo piu’ feti nei cassonetti e piu’ donne morte per cause misteriose, con buona pace della coscienza del signor Ferrara (che a quel punto avra’ gia’ una poltrona sotto le chiappone e chissenefrega del resto).
Il tuo ginecologo con me non sarebbe sopravvissuto…
Prima di tutto un cordiale saluto per gli italiani, io sono nipote di italiani, ed amo molto l’ Italia, e mi sembra un paese straordinario in tanti aspetti, ma c`è un aspetto in cui l’ Italia mi lascia un sapore amaro, che è il maschilismo, meno male che sta cambiando e tanto, e vi racconto questa storia come un’esperienza che forse vi può servire per capire che la nota epidurale è molto più vantaggiosa di quanto avete sentito parlare lì nel vecchio cotinente.
Inanzitutto, mi presento, io sono nata 30 anni fa in quello che voi chiamate terzo mondo, ma in una famiglia che sebbene non era ricca era benestante. Mia madre aveva programato un parto normale, ma con anestesia epidurale assolutamente garantita (certamente in un ospedale privato), arrivata la data probabile del parto, passavano i giorni e lei non aveva nessun sintoma di travaglio, per questo motivo doveva andare per i controlli tutti i giorni, in uno di questi controlli il medico ha trovato che il liquido amniotico non andava bene, ed in più la mia posizione era pericolosa, ed il medico dovè fare un cesareo d’ urgenza a mia mamma (che peraltro non aveva nessun sintoma di travaglio): vi racconto, un po’ forse vi sorprenderete: il ginecologo che assisteva a mia mamma, oltre ad essere un bravissimo ginecologo era anche chirurgo plastico, fu discepolo di Pitanguy (un importante chirurgo plastico a livello mondiale negli anni 70′ e 80′), il cesareo di mia mamma è stato proprio un sucesso, cicatrici praticamente invisibili, niente, ma propiro niente dolore, e un recupero post-parto straordinario, senza complicazioni e senza nessun problema per riprendere poi la vita sessuale.
Nelle scuole che ho frequentato, tutti i miei compagni di scuola sono nati in modo indolore, certamente che non tutti col cesareo, ma tutti con la epidurale o la raquidea (un’ altro tipo di anestesia espinale che si usava in quell’ epoca e che si usa ancora in casi d’ urgenza). Su 18 cugini che ne ho in totale (sia paterni che materni) solo 2 sono nati senza l’anestesia, gli altri 16, tutti sono nati con l’epidurale o la raquidea (usata all’ epoca, io sono la 3º minore tra i miei cugini).
Perché vi racconto questo? Vi spiego: In Italia (ed Europa in genere) si dicono molti “miti” sull’ epidurale:
1) Si dice che l’epidurale nuoce la salute del bimbo : grandissima bugia!! noi siamo tutti molto sani, ed il gruppo sociale che nel mio paese è nato con l’ epidurale corrisponde circa al 30 % della popolazione maggiore di trent’ anni), grazie a Dio, oggi è inclusa e veramente garantita nel sistema pubblico, dove viene usata in un 70 % dei parti.
2) che indebolisce il legame affettivo tra mamma e bambino : niente più falso, su questo gruppo di cui vi parlo che siamo inoltre una buona parte della popolazione, c’è un miglior legame affettivo tra mamma e bambino (quello si può anche provare). Inoltre i medici e ostetriche del mio paese nonostante le critiche internazionale, affermano che una buona qualità di assistenza nel parto aiuta a formare un miglior legame tra mamma e bambino, perchè si sono accorti, che la maggioranza delle donne che maltrattano o rifuitano i propri figli sono donne maltratate nel parto o che hanno sofferto troppo nel parto, e che questa sofferenza fisica della donna nel parto spesso crea sentimenti di rabbia verso il bambino (una realtà che qui nel mio paese accade molto spesso nei settori più poveri, dove esiste la coincidenza che donne partorivano con un tratto crudele senza anestesia, e tagliate a pezzi con episiotomie fatte a sangue fredda, come accade attualmente in Italia).
3) Che la medicazione sul parto è la causante dell’ agressività dei bambini e adolescenti:
solo vi racconto la coincidenza: il 90% dei delinquenti giovani nel mio paese sono nati senza l’epidurale.
E l’ ultima cosa: è solo un’ opinione, ne ho il coraggio di essere sincera: ho vissuto in Italia durante alcuni anni ed ho studiato una carriera dell’ area della salute, mi risultai difficile capire come mai, in Europa poteva esistere un atteggiamento cosí crudele verso il corpo femminile, perche Italia è un paese ricco, le risorse umane ed economiche esistono, ma esiste anche un atteggiamento davvero sadico verso il corpo della donna, perche in medicina ti insegnavano da una parte, che la donna è stata fatta per soffrire, ma da un’ altra che il dolore della donna era psicologico! e pertanto la colpevole era la donna. So che il metodo scientifico dice di osservare un fenomeno e poi trarre conclusioni: nel parto oltre alle contrazioni, si tagliano le parti più sensibili di un essere umano, poi cominciano a cucire, ci sono donne che subiscono fino a 27 punti, dopo 40 giorni il marito chiede sesso, la donna sanguina, il dolore diventa insoportabile come conseguenza di ferite profonde ed evidenti, ma il medico dice che il dolore la donna lo sta immaginando e incoraggia alla donna ed al marito a fare sesso, nonostante la donna soffra, se come il medico dice che il dolore è immaginario, soltanto una questione psicologica, la donna non si lamenta più, tacce perche, perche nessuno la ascolta, nessuno la comprende, nemmeno il marito, la donna tacce, non perche non senta ancora il dolore dell’episiotomia, ma tacce perche se si lamenta troppo arrischia di essere considerata una cattiva mamma, e se non da piacere al marito nonostante le attroci lacerazioni, arrischia di essere considerata inoltre una cattiva moglie, una egoista.
Lo curioso è che in Italia gli uomini s’impegnano in negare l’epidurale ed il cesareo elettivo alle donne, perche costa troppo, e perche ancora considerano immorale sollevare od evitare le sofferenze alle donne, ma gli stessi uomini considerano giudicano come egoiste alle donne che non sono disposte a a subire le sofferenze inflitte dal maschilismo.
Io penso, e lo sento veramente: i figli sono un apporto preziozo per una società, ma se questa società formata da tutti noi, mi nega i frutti degli avanzi della scienza. Come mai possono prettendere i frutti del mio corpo, se a me negano i frutti degli avanzi di questa stessa società?
Cosí come lo stato e le autorità sanitarie governate principalmente da uomini considerano che l’epidural è uno sprecco di risorse, anche io come semplice cittadina ne ho il diritto di pensare che portare un bimbo a questo mondo cosí ingiusto è uno sprecco delle mie risorse, della mia fatica, e sinceramente, lo dico con la più grande generosità ma non solo pensando nei futuri figli ma anche pensando nel benessere delle mie future figlie. Perche se devo sclegliere di farmi coraggio per sopportare le sofferenze inflitte da tanta ingiustizia, o lottare per i miei diritti e per migliorare le condizioni delle donne delle nuove generazioni, preferisco lo secondo, nonostante mi porti altre difficoltà come subire il rifiuto ed il villipendio che stigmatizza alla donna che lotta per i suoi diritti, i quali sono peraltro i diritti delle figlie del futuro, ed è anche l’ educare la sensibilità ed empatia degli uomini del futuro affinchè le nuove generazioni siano migliori come persone.
Cordiali saluti.
Sofia – benvenuta e grazie per la tua testimonianza, che forse dovrebbe farci riflettere di più sul significato che diamo all’espressione terzo mondo.
[...] Da un commento a questo post. [...]
Secondo me, qui si trascura il ruolo di noi ostetriche. Lo dico senza voler fare inutile polemica. Personalmente (io lavoro a Roma) mi sento rappresentata da questo punto di vista:
http://www.apogeonline.com/webzine/2006/12/04/19/200612041901.
Scusate l’enfasi e un cordiale saluto
Giovanna
Giovanna - anch’io non voglio fare inutile polemica, e il fatto che sia rimasta delusa dalle ostetriche che mi hanno assistito al parto non significa che tutte avrebbero dovuto necessariamente deludermi allo stesso modo.
Quello che so è che la parola “naturale” usata per dimostrare la verità di alcune teorie mi fa molta paura: la natura non è il banco di prova del giusto e dell’ingiusto, del bene e del male.
Non c’è da attribuire merito o approvazione al seguire, imitare e obbedire la natura perché altimenti costruire ponti o dighe, deviare fulmini con i parafulmini, costruire case (antisismiche e no), cucinare, vestirsi insieme a tutti gli altri frutti della civiltà e dell’arte costituirebbero infrazioni della regola secondo la quale bisogna seguire la natura.
Credo che sia molto più opportuno studiare la natura che seguirla.
Per me valgono le parole di John Stuart Mill:
“La vera verità è che quasi tutte le cose per cui gli uomini vengono impiccati o imprigionati quando le commettono l’uno verso l’altro, sono azioni quotidiane della Natura. L’uccidere, che costituisce l’atto più criminale riconosciuto dalle leggi umane, viene compiuto una volta dalla Natura verso ogni essere vivente […] la Natura impala gli individui, li spezza in due come la ruota della tortura, li getta in pasto alle belve feroci, li brucia vivi, li lapida con pietre come i primi martiri cristiani, li fa morire di fame o di freddo, li avvelena rapidamente o lentamente con le sue esalazioni, e tiene in riserva centinaia di altri orrendi generi di morte, quali neanche l’ingegnosa crudeltà di un Nabis o di un Domiziano riuscì a superare. Tutto questo, la Natura lo fa col più altezzoso disprezzo sì della pietà come della giustizia, colpendo con i suoi strali tanto gli esseri migliori e più nobili quanto i più meschini e peggiori.” (J. S. Mill, La Natura in Saggi sulla religione a c. di L. Geymonat, Feltrinelli, Milano 1953, pp. 28-29)
Clotilde: grazie per darmi il benvenuto. Sono d’accordo con Lei, che è meglio studiare la natura e utilizzare bene i frutti della civiltà.
Perchè alla fine, quasi tutti i benefici che viviamo oggi in diversi ambiti, sono frutto delle conoscenze acquisite sulla natura che ci circonda e quella umana.
Alla signora Giovanna: non avevo intenzione di trascurare il ruolo delle ostetriche, ma penso, che in genere è meglio, sia per noi donne che per i bimbi, il lavoro congiunto di diversi specialisti. Né l’ anestesista, né il ginecologo sostituiscono
l’ ostetrica, ma quando lavorano insieme, i beneficiati sono la mamma ed il bambino.
Seccome era un po’ lungo quello che dovevo raccontare, ho cercato di riassumerlo, e le chiedo le mie scuse per non aver parlato dell’ostetrica: questo medico di cui ho parlato, da molti anni (almeno da che è nato mio fratello che ha 33 anni), lavora con gli stessi specialisti e con la stessa osterica, la quale è un vero angelo e ricordata con molto affetto da tutte le loro pazienti. Per un’ ostetrica amica, ho saputo che ha molto prestigio, ma è un prestigio che lei si è guadagnata essendo oltre ad una brava professionista, una brava persona, sensibile e in grado di ascoltare e rispetare la volontá delle donne.
(Tra l’altro: qui i medici lavorano insieme alle ostetriche e agli anestesisti, è raro che un parto venga assistito solo dall’ostetrica, forse può accadere in ospedali troppo poveri e di zone isolate, che non hanno proprio le risorse. Ma in genere nella salute pubblica ed specialmente in quella privata è un gruppo di specialisti ad assistere la donna, lo quale certamente ha dei costi economici molto maggiori, ma anche la soddisfazione della donna è evidente, in quelle condizioni è raro trovare una donna traumatizzata).
È probabile che la volontà della donna non coincida sempre con quella dell’ostetrica o del medico, ma una cosa è la medicina, e un’altra ben diversa è il nostro modo personale di pensare. Se io mi trovasse a partorire, mi creda, non mi piacerebbe per nulla che un’ostetrica o medico, per le sue convinzioni personali, mi negasse l’epidurale.
Ed essendo molto sincera, in Italia mi è venuta una delusione così grande della maternità, e della mancanza di trasparenza per spiegare queste cose alle donne, che negli anni che ho vissuto lì mi era anche passata la voglia di avere dei figli. Nessuno sa quello che accadrà nel futuro, ma se un giorno mi trovasse a formare una famiglia, difenderei molto il mio diritto a scegliere l’ epidurale. E cercherei di educare i miei figli come persone sensibili ed empatiche verso il dolore degli altri. Se qualcuna vuole soffrire è anche una scelta molto legittima, ma sempre che sia una scelta, non un’imposizione inflitta dal personale sanitario.
E per continuare ad essere sincera, vi dó un’ oppinione molto personale:
In Italia, ancora è visto male l’uso della anestesia, meno male che sta cambiando. Mi ricordo che 7 anni fa non se ne poteva nemmeno parlare, la mia percezione è che anni fa era visto quasi come un’immoralità, ma il problema con tanta repressione, è che se è visto male, molte donne non diranno che non vogliono dei figli per questo motivo, perche non vogliono arrischiarsi a venire duramente giudicate, credo che molte preferiscono dire che non hanno soldi per mantenerli, o che non sono ancora pronte, ecc.
È vero che il lavoro, ed i soldi necessari per allevare un figlio, sono un motivo importante che pesa molto su questa decissione, ma non è l’unico.
Mi ricordo quanto è stato difficile arrivare al cuore delle mie amiche italiane che avevano un bimbo, per confesarmi dopo mesi o anni di amicizia, con lacrime negli occhi che non volevano ripetere l’esperienza del parto, perchè era stato traumatico, e non avevano diritto a lamentarsi e che negli ospedali erano state trattate molto male. E alcune mi raccontarono di aver firmato ed anche pagato per ricevere la nota epidural, e arrivato il momento del parto, no gliele hanno
date, e sono state tagliate e cucite senza anestesia; altra mi raccontò di essere stata in travaglio durante due giorni e che il cesareo l’hanno fatto solo quando lei ha comiciato ad agonizzare, ed i medici e ostetriche fin dall’ inizio sapevano che era troppo stretta per la sua struttura ossea e che ci sarebbero dei problemi.
Comunque, rispetto molto a tutte le donne che vogliono un parto naturale, perchè è la loro scelta, e rispetto anche a coloro che pensano che sia la cosa migliore. Ma dovrebbe essere sempre la donna a decidere.
Alla fine cosa è meglio: promuovere a oltranza il parto naturale e negare i benefici della scienza alle donne, in un continente dove le donne non vogliono avere dei figli neppure su pagamento? (non sono molti i paesi dove si ricevano dei soldi per avere dei figli).
O accettare che sia la donna a scegliere di usare i benefici della scienza, epidural (o anche il cesareo), ed essere disposti ad apprire le tasche per assumere un costo economico maggiore sull’assistenza del parto, con la possibilità di guadagnarsi la fiducia delle donne con un conseguente aumento della natalità in Italia?.
Secondo me, è meglio lo secondo.
Vi saluto a tutte, cordiali saluti, e sono molto contenta che ci siano siti web come questo.
La prossima volta, vi racconterò alcune cose del terzo mondo, che penso che sarebbe importante saperle, per stare attenti e non perdere dei diritti che poi forse non si possono ricuperare più. In tanti aspetti voi siete veramente molto più avanti e grazie a Dio avete una società molto più giusta dal punto di vista sociale. Spero che le cose buone dell’ Italia si mantengano, perche, è un paese meraviglioso che ha tanto da insegnarci.
Un saluto affettuoso per gli Italiani.
Sofia - credo che tu abbia capito molte cose della mentalità diffusa in Italia, non ultima quella che riguarda la cosidetta etica del dolore, purtroppo estesa anche ai malati terminali.
Per quanto riguarda l’epidurale, riporto qui la frase con la quale si apre l’opuscolo informativo che mi hanno dato in ospedale: “Molte donne riescono, se ben preparate, a controllare l’ansia e la paura legate al parto, in questo modo la percezione delle sensazioni dolorose è ridotta; ve ne sono altre che non sono in grado di raggiungere un sufficiente autocontrollo per cui il parto può diventare un evento tramautico“. Poco importa se poi subito dopo si afferma anche che “il dolore ostetrico rappresenta un perfetto modello umano di dolore acuto, in quanto comprende tutte le componenti del dolore”; e cioè viscerale, riferito e somatico.
Generalmente, credo che le ostetriche insistano molto sulle metodiche della nascita attiva e sulla preparazione, e quindi sulla centralità della loro figura a sostegno della donna, perché percepiscono quella che chiamano medicalizzazione di un evento naturale come una minaccia alla loro professione. Anche in un ospedale che si vuole all’avanguardia come quello in cui ho partorito io.